L’Italia è fallita, ma non ce ne vogliamo rendere conto. Si parla di differenziali, rating, hedge found, spread, interessi, vendite allo scoperto, speculazione, ma non si parla di quello che sta succedendo veramente: l’Italia è un paese che si regge su una montagna di carte in cui c’è scritto che deve pagare 1800 miliardi di euro di debiti su cui si calcolano 70miliardi di interessi annui, ma che oggi nessuno vuole più, quindi chi li possiede li vende ma non trova chi li compra. Tutto ciò crea un circolo vizioso che viene descritto benissimo (per chi la capisce) dall’impressionante progressione aritmetica della differenza in punti base tra i bund tedeschi ed i btp a 10 anni italiani: 190 all’inizio di luglio, 301 ieri alla chiusura della borsa ed a più di 330 oggi ad un’ora dall’apertura. Ma cosa vuol dire? Se all’inizio di luglio per convincere gli investitori a comprare titoli italiani invece che quelli tedeschi bisognava dare l’1,9% di interessi in più, ieri era necessario darne il 3% ed oggi siamo già al 3,3%; in termini assoluti tutto ciò può essere approssimato considerando che 100 punti base (1%) corrispondono circa a 7 miliardi di euro, per cui dall’inizio di luglio ad oggi lo stato italiano deve pagare circa 10 miliardi di euro in più e ben 23 miliardi in più di quelli che deve pagare la Germania nelle stesse condizioni (più della metà della manovra economica che si dovrebbe approvare a breve). Ma perché sta succedendo tutto questo? Se da un lato gli investitori internazionali non si fidano più del governo italiano perché lo reputano troppo debole per sostenere il peso di una vera manovra economica, dall’altro gli stessi investitori internazionali dopo aver sostanzialmente fatto fallire la Grecia e l’Irlanda e dopo aver portato quasi al fallimento il Portogallo e la Spagna ora puntano alla terza potenza economica dell’unione europea: l’Italia. Il nostro paese risulta essere la preda più appetibile sia perché in termini assoluti vale più di Grecia, Irlanda e Portogallo messi insieme, portando molti più profitti, sia perché il nostro debito pubblico è talmente grande che, se si gioca al ribasso, facendo aumentare gli interessi sullo stesso, è molto facile portare il nostro sistema finanziario sull’orlo della bancarotta. A tutto ciò si aggiunge un governo debole alle prese con scandali di varia natura che ormai si vengono a susseguire con una frequenza impressionante, ed un’estenuante litigiosità politica che porta l’intero sistema Italia ad una fragilità ed a una mancanza di coesione senza precedenti. Ma tutto ciò cosa vuol dire? L’Italia (così come gli Stati Uniti dall’altra parte dell’oceano) è troppo grande per fallire, le conseguenze di un avvenimento del genere sono talmente catastrofiche a livello mondiale da non poter essere prese nemmeno in considerazione: l’euro diventerebbe carta straccia, almeno una decina di grandi banche (più tutte quelle italiane) sarebbero costrette a dichiarare il fallimento, l’inflazione arriverebbe a livelli insostenibili e l’unione economica europea cesserebbe di esistere; ma ciò non dovrebbe portarci a sottovalutare tutto quello che sta succedendo. E’ ovvio che grandi e solidi paesi come la Germania e la Francia non possono esimersi dall’aiutare Spagna ed Italia, ma se noi non reagiamo subito con serietà, coesione e credibilità i sacrifici che saremmo costretti a sostenere aumentano ogni giorno di più. Ed anche se la maggior parte dei cittadini italiani vivono lontano da piazza affari e non ne conoscono i meccanismi, quello che sta succedendo in questi giorni inevitabilmente si tradurrà in un aumento delle tasse, in una diminuzione in qualità e quantità dei servizi, in disoccupazione, in diminuzione dei consumi (con conseguente diminuzione delle vendite e quindi dei redditi), in un sistema economico italiano che farà sempre più fatica a sopravvivere: perché noi non dobbiamo dimenticare che il nostro sistema produttivo è basato su piccole e medie imprese e la maggior parte delle poche grandi imprese che abbiamo sono in mano allo stato, ciò rende ancora più difficile reggere ad un altro duro colpo all’economia, perché le piccole e medie imprese non hanno, per definizione, grandi patrimoni da utilizzare per far fronte a forti congiunture economiche negative , e l’unica soluzione che potranno trovare per reggere al colpo e licenziare, con tutte le conseguenze che ben si conoscono.
Notizie dall'Italia, ai confini della realtà
martedì 12 luglio 2011
mercoledì 22 giugno 2011
Aprite quella porta!
Più di seicento persone chiuse in un palazzo blindato, con la porta chiusa, presidiato da centinaia di uomini delle forze dell'ordine in assetto antisommossa che si occupano di tenere lontano da quel palazzo dei cittadini. Ecco quello che succede sempre più spesso di fronte le porte del nostro parlamento: i parlamentari dentro a discutere dei cittadini che sono fuori ma che non possono entrare. Ma oggi tale situazione si è resa perfino ridicola, mentre all'interno del palazzo un mezzo presidente del consiglio leggeva stancamente un discorso, rimasto intatto negli anni, in cui elencava una serie di promesse e buoni auspici per il suo governo, all'esterno alcune centinaia di precari della scuola, armati di pomodori ed uova, voleva far sentire la propria voce, ma come sempre questa voce non è stata ricevuta, troppe porte separano quell'aula dalla piazza.
I precari della scuola, si definiscono così quelle centinaia di migliaia di persone senza un futuro, a cui, grazie agli uomini presenti in quell'aula, toccherà passare la propria vita in un equilibrio precario ed insostenibile. Troppo semplice parlare di percentuali piccole rispetto al totale, di crisi, di sacrifici, di debito, di Europa e di tutte le altre argomentazioni utili ad attenuare quelle urla; quelle urla sono di persone vere, che hanno una famiglia, che forse hanno perfino avuto il coraggio di fare dei figli, persone che vivono per sei mesi la volta, perché trascorsi questi non sanno se potranno ancora andare al supermercato e/o pagare l'affitto oppure dovranno raccattare del mangiare vivendo in macchina. Quelle sono urla di persone che non vogliono privilegi, non sanno cosa sia l'auto blu, il vitalizio dopo qualche giorno di lavoro, decine di migliaia di euro al mese, quelle sono urla di persone che vogliono un lavoro, vogliono anche fare dei sacrifici per il bene della collettività, ma questo non gli deve pregiudicare la possibilità di vivere degnamente, perché se continua ad essere così bisogna avere paura. Paura della disperazione, perché quando centinaia di persone vengono portate all'esasperazione c'è il rischio che la razionalità lascia il posto alle emozioni, che in questo caso sono estremamente simili alla vendetta, così magari la prossima volta invece dei pomodori e delle uova vengono con i bastoni, ma magari quella volta le forze dell'ordine e le porte bastano per tenerli fuori dal palazzo, ma la volta dopo ancora saranno aumentati, ed oltre ai bastoni porteranno anche dei forconi e probabilmente nel palazzo riusciranno ad entrare. Io mi auguro di non dover mai assistere ad una scena di questo tipo, ma fin quando in quel palazzo non vengono aperte nemmeno le finestre dell'ultimo piano è questo il rischio, ed è reale.
I precari della scuola, si definiscono così quelle centinaia di migliaia di persone senza un futuro, a cui, grazie agli uomini presenti in quell'aula, toccherà passare la propria vita in un equilibrio precario ed insostenibile. Troppo semplice parlare di percentuali piccole rispetto al totale, di crisi, di sacrifici, di debito, di Europa e di tutte le altre argomentazioni utili ad attenuare quelle urla; quelle urla sono di persone vere, che hanno una famiglia, che forse hanno perfino avuto il coraggio di fare dei figli, persone che vivono per sei mesi la volta, perché trascorsi questi non sanno se potranno ancora andare al supermercato e/o pagare l'affitto oppure dovranno raccattare del mangiare vivendo in macchina. Quelle sono urla di persone che non vogliono privilegi, non sanno cosa sia l'auto blu, il vitalizio dopo qualche giorno di lavoro, decine di migliaia di euro al mese, quelle sono urla di persone che vogliono un lavoro, vogliono anche fare dei sacrifici per il bene della collettività, ma questo non gli deve pregiudicare la possibilità di vivere degnamente, perché se continua ad essere così bisogna avere paura. Paura della disperazione, perché quando centinaia di persone vengono portate all'esasperazione c'è il rischio che la razionalità lascia il posto alle emozioni, che in questo caso sono estremamente simili alla vendetta, così magari la prossima volta invece dei pomodori e delle uova vengono con i bastoni, ma magari quella volta le forze dell'ordine e le porte bastano per tenerli fuori dal palazzo, ma la volta dopo ancora saranno aumentati, ed oltre ai bastoni porteranno anche dei forconi e probabilmente nel palazzo riusciranno ad entrare. Io mi auguro di non dover mai assistere ad una scena di questo tipo, ma fin quando in quel palazzo non vengono aperte nemmeno le finestre dell'ultimo piano è questo il rischio, ed è reale.
venerdì 4 febbraio 2011
L'Italia nel paese delle meraviglie
Non sono abituato a farlo, ma l’altro giorno, curioso di come il TG1 avrebbe declassato la notizia del “Rubygate”, all’ora di pranzo accendo la televisione e con interesse seguo l’apertura del telegiornale rimanendo stupito di come, della notizia, nei titoli, non ci fosse traccia; così pazientemente continuo a seguire il TG (se tale può essere definito) nella speranza che in qualche modo se ne dia rilievo, i servizi passavano accavallandosi uno all’altro fino ad arrivare a quello sulla giacca senza cuciture senza che della notizia, che aveva fatto il giro del mondo, se ne sia vista l’ombra. Al che, con fare pietoso, ho spento la televisione per andare a cercare le notizie odierne (nonostante avessi visto un telegiornale) su internet: navigo un po’ girando per i siti di giornali e di agenzie stampa di tutto il mondo notando che tutti, dalla BBC all’agenzia stampa più importante della Cina, davano lo giusto spazio, nella loro homepage, alla notizia riguardante il nostro, ahimè, presidente del consiglio. Io mi chiedo, in Italia esiste ancora una dignità nel giornalismo?, E’ possibile definire telegiornale un programma che ogni giorno per mezz’ora sulla rete più importante del nostro paese da notizie riguardanti l’inverosimile omettendo quelle più importanti?
Abbiamo tanti problemi in Italia, dal nostro patrimonio più grande, che è quello culturale che sta andando in frantumi, ai diritti dei lavoratori, alla dignità (e non più libertà) della stampa, fino al grande problema dei giovani, nel quale mi colloco a pieno titolo, avendo 19 anni e frequentando l’università; io studio per cercare di portarmi a casa, con buoni voti, la mia sudata laurea che spero (ed il problema è proprio in questa speranza) mi inserisca nel mondo del lavoro e mi dia la possibilità di vivere in modo dignitoso. Ma parallelamente a questi miei sforzi nello studio, ed a questa mia speranza nel futuro, leggo, in continuazione, con profondo dispiacere ed amarezza, il nome, per citarne una dalle tante, di Nicole Minetti seguito al titolo di igienista dentale del premier, di lap dancer, di spogliarellista e, cosa che mi sconforta ancora di più, di consigliere regionale della Lombardia: vorrei chiedere, a chiunque sappia darmi una risposta, con quali titoli di merito, con quali grandi competenze (oltre a quelle sopra citate), tale signora ricopra un ruolo tanto importante. Io nel frattempo devo ritornare a studiare, devo sudarmi i miei meriti e devo tenermi la mia speranza, sperando che non diventi solo un’illusione.
lunedì 6 dicembre 2010
Fini, Bersani, Rutelli, Casini, Di Pietro, Vendola. La rivoluzione non possono farla.
Mettere insieme tutte le opposizioni per vincere contro Berlusconi e fare le riforme, è un suicidio politico o la panacea a tutti i mali? Penso che la risposta a questa domanda non esiste, esistono solo delle scelte che devono essere fatte, ma bisogna capire prima a cosa portano. E’ quasi certo che il creare un unico blocco di partiti che si presenta in coalizione ed affronta Lega e Pdl alle possibili imminenti elezioni, dia la quasi sicurezza di vittoria facendo finire l’era del governo Berlusconi, ma potrebbe veramente esistere qualcosa del genere? E’ davvero possibile far convivere il laicismo dei radicali con il cristianesimo dell’Udc? E’ davvero possibile far combaciare in un unico programma la mentalità di destra di Fini con il pseudo comunismo di Vendola? E soprattutto, cosa non da poco, chi potrà essere il leader di tale coalizione? E’ proprio quest’ultimo punto che potrebbe far morire in culla quest’idea, riusciranno Bersani, Di Pietro, Vendola, Casini o Fini a fare un passo in dietro e lasciare il posto a qualcun altro? Credo che sia impossibile che ciò avvenga, soprattutto in caso di elezioni, ognuno di questi ha mentalità, modi, storia politica, personalità e, non da ultimo, interessi diversi. Sarà pressoché impossibile non far scontrare il forte (anche troppo) senso della legalità di Di Pietro con l’altrettanto forte garantismo di Casini, la rivoluzione di Vendola nel PD certamente non funzionerà da collante nel partito medesimo, ma farà si che si scinderà in due parti, il mondo dell’opposizioni, in Italia, non potrà mai essere compatto e scrivere un unico programma che, oltre ad essere logico ed intellettualmente onesto, sia compatibile con i vari interessi economici, politici e soprattutto giudiziari, che la variegata popolazione delle quasi opposizione deve inseguire, per gli altri, e non da meno, per se stessi. L’unico modo per far si che una forza estesa si contrapponga al “regime” berlusconiano è crearla. Creare un movimento nuovo, che comprenda tutti coloro che attualmente non sono in parlamento, ma avrebbero idee, voglia e soprattutto possibilità di cambiare, che mettessero finalmente un limite alle legislature per i parlamentari (cosa che non voteranno mai in queste condizioni, vorrebbe dire auto espellersi), imponga dei filtri rigorosi a livello penale e soprattutto etico alle candidature, rifaccia una legge sul conflitto d’interesse che non legalizzi quelli già esistenti, faccia una legge elettorale che non avvantaggi chi ha fatto della politica un mestiere e faccia si che possano entrare in parlamento le voci fuori dal coro (di destra e di sinistra), questo non vuol dire togliere la soglia di sbarramento, ma abbassarla, bisogna fare tutte queste cose nell’italietta delle banane in cui viviamo, e possiamo pensare a tutte le coalizioni possibili, ma fin quando le persone saranno sempre le stesse non c’è possibilità di rivoluzionare l’Italia, bisogna dare alternative, non bisogna spacciare per alternativa ciò che già lo è stato altre volte, il popolo non deve essere preso in giro, deve diventare la politica. Non ci illudiamo che votando il megafrullato di partiti antiberlusconiani risolviamo il berlusconismo, diamo solo il potere a chi non ha nessun interesse di sbarazzarsi di Berlusconi. Io, da studente universitario che protesta contro una riforma che non è contro qualcuno o a favore di qualcun altro, ma è semplicemente illogica, do la mia parte all’inizio di questa rivoluzione, rivoluzione che non deve essere violenta, ma deve essere fatta con la cultura, con il raccontare i fatti, con il mettere il pensiero a disposizione della realtà, chi sono i politici attuali? Cosa fanno nella loro vita? Cosa hanno fatto nel loro passato? Hanno avuto un’etica tale da poter rappresentare un intero popolo? Se gli studenti protestano, non devono essere picchiati (come qualcuno spera) ma devono essere ascoltati, se fanno gesti clamorosi è perché devono attirare l’attenzione, se degli operai si sono auto esiliati all’Asinara avranno dei validi motivi per farlo? Se i cittadini dell’Aquila protestano, avranno dei motivi per farlo? Se Travaglio dice che Berlusconi non è un galantuomo, non è comunista, sta esprimendo una sua opinione, ascoltiamo i suoi motivi, se Sallustri pensa che Berlusconi debba essere santificato (cosa che non ha mai detto) , non è pagato per dirlo, io spero che lo pensi, ascoltiamo le sue motivazioni. In Italia non sappiamo più cos’è la libertà, non ci rendiamo più conto della realtà, dopotutto basta ascoltare dieci minuti di telegiornale sapientemente condotto da Emilio Fede (che dopotutto dirige telegiornali a più di trent’anni, ci sarà qualcosa di strano anche qui?) per scoprire di vivere in un paese che ha la ricchezza della Cina, la libertà dell’Inghilterra, la forza diplomatica degli Stati Uniti,..., purtroppo non ho potuto ascoltare tutti i vanti dell’italia made in Tg4, su canale cinque sta iniziando il grande fratello, se stanotte franerà tutta Pompei tanto meglio, si potrà allargare la casa, e non pensare al perché Mazzetti è stato sospeso. Non cerchiamo di dare fiducia alla politica attuale, dobbiamo crearla, e farlo in fretta, prima di dover comprare le Ferrari prodotte in Cina.
venerdì 19 novembre 2010
Post iniziale
Oggi, leggendo le fantastiche notizie che popolano l'Italia odierna, ho deciso di aprire uno spazio in cui discutere della nostra patria, giorno dopo giorno, sempre più martoriata da politica, informazione, verità e finte convinzioni, in pratica, cosa stiamo diventando?
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